La si vuole risolvere il problema dei quartieri

La figura di Franco Albini durante la progettazione del quartiere Ettore Ponti è quella defilata di chi non si è mai imposto con le committenze borghesi del centro ma che riesce a segnare a fondo Milano e la sua cultura progettuale, attraverso un approccio pionieristico al design e con un contributo a grandi opere pubbliche, rimanendo legato alla tradizione funzionalista e ai valori dell’artigianato.”In primo luogo urbanistica per noi non è soltanto lo studio dei problemi che riguardano il buon funzionamento della città nei suoi rapporti di abitazione, lavoro, ricreazione, tenuto conto della sua posizione geografica e politica; … il concetto di urbanistica … viene portato energicamente in un campo molto più vasto, toccante aspetti di carattere etico-sociale.”(Antonio Piva Vittorio Prina, Franco Albini 1905 – 1977, Electa, Milano, 1998)Le parole di Albini esplicano la sua metodologia progettuale e l’importanza del ruolo sociale di architetto e urbanista, una filosofia portata avanti che negli anni si concretizza con piani quali “Milano Verde” del 1938 (F. Albini, R. Camus, G. Mazzoleni, G. Pagano, G. Palanti), “Quattro città satelliti alla periferia di Milano” del 1940, per lo Ifcp (F. Albini, P. Bottoni, R. Camus, E. Cerutti, F. Fabbri, G. Mazzocchi, A. Mazzocchi, G. Minoletti, G. Palanti, M. Pucci, A. Putelli) e il piano A. R. per Milano nel 1944-1945 (F. Albini, L. Belgiojoso, P. Bottoni, E. Cerutti, I. Gardella, G. Mucchi, G. Palatini, E. Peressutti, M. Pucci, A. Putelli, E. N. Rogers).”Quattro città satelliti alla periferia di Milano”, in particolare, comprende una serie di bandi dell’Istituto Fascista Case Popolari Di Milano, con i quali si vuole risolvere il problema dei quartieri popolari, progettando e realizzando una serie di complessi edili con una base razionalista e secondo un piano urbanistico ben preciso.Albini iniziò dunque, insieme a Renato Camus e Giancarlo Palanti,la progettazione per i quartieri Fabio Filzi (1935-1938), Ettore Ponti (1938-1941) e Gabriele D’Annunzio, ora S.Siro (1938-1941), descritti da Albini come ” … circondati dal verde della campagna, alimentati da arterie di traffico tangenziale. Le attrezzature urbane costituivano un centro sociale autonomo per ogni quartiere, mentre per le attrezzature di scala maggiore facevano capo alla città di cui erano parte integrante. Questo piano anticipava e sperimentava, sotto molti aspetti, le conquiste che l’urbanistica moderna raggiungerà in seguito”(F. Albini, In memoria di Piero Bottoni, in Marina Montuori (a cura di), Lezioni di progettazione. 10 maestri dell’architettura italiana, Electa, Milano 1988, p. 19.)Questa è la prosecuzione ideale del piano urbanistico “Milano Verde”, descritto da Giuseppe Pagano come segue: “su questa ampia zona potrebbe estendersi domani una disordinata ed anti-igienica ragnatela edilizia uguale a quella di tutto il resto della città, oppure si potrebbe creare  un quartiere modello … il progetto … riesce a creare in Milano un primo e vero quartiere modello”(G. Pagano, Descrizione del Piano, in “Casabella-Costruzioni”, 132, dicembre 1938, p. 4.)”Milano Verde è un miraggio, non una utopia;” – scrive Cesare de Seta -“essa è lì pronta per essere realizzata, abitata da uomini veri, strappati da un destino di degradazione fisica e morale. Il suo impianto rigorosamente geometrico, artificiosamente astratto si anima , prende corpo, se con pazienza si ritorna  quelle diverse tipologie edilizie studiate in ogni minimo dettaglio, illustrate con una serie di disegni assonometrici accuratissimi, fatti per essere capiti da chi quelle case avrebbe dovuto abitare.”(C. de Seta, Giuseppe Pagano architetto e critico, cit., pp. 243-244.)Una serie di visioni coincidenti con la metodologia e lo spirto di Albini, il quale fu in prima fila nella riflessione su Milano a scala urbana negli anni Trenta e Quaranta nel tentativo di guidare lo sviluppo della città in chiave alternativa alla prassi tradizionale, auspicando un ripensamento delle abitazioni a livello morfologico e tipologico e un intervento pubblico di rilievo.Il pensiero di Albini, nel design e nella progettazione architettonica e urbanistica, è caratterizzata da un minuzioso studio e una profonda contestualizzazione dei progetti, riassumibili in una adesione ai principi di un razionalismo quasi purista. F. Rossi Prodi scrive: “La ricerca di coerenza tra forma e struttura finisce per assumere contorni di un esercizio logico, cui va ascritta la consuetudine albiniana a distruggere ogni elemento accessorio, ad ottenere un’economia di materiale – commisurandone le modalità di utilizzo alle specifiche attitudini naturali – a desumere le dimensioni dalla logica delle strutture in quanto calibrate sugli sforzi ammissibili, secondo una modulazione di parti che rispetta una ragionata e costante misura di base.”(Fabrizio Rossi Prodi, Franco Albini, Officina Edizioni, Roma 1996, p. 22.)

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